• Florinda Orofino

Cinema: un racconto di colori

Il 28 dicembre del 1895 i fratelli Lumière organizzano la prima proiezione pubblica della storia: nasce il Cinematografo.

Le prime proiezioni, com'è noto a tutti, erano caratterizzate da immagini in movimento in bianco e nero e mute. In Italia per il sonoro si dovranno aspettare gli anni '30, per i colori addirittura gli anni '50. Eppure le sperimentazioni cromatiche partono già dal 1892, addirittura prima dell'avvento del cosiddetto cinematografo. Charles-Emile Reynaud, fu il primo a proiettare le sue Pantomime luminose a colori; per farlo dipinse a mano immagine per immagine applicando le tinture sulla pellicola.


Il cinema inizia le sue sperimentazioni proprio dalla colorazione fotogramma per fotogramma fino all'uso odierno di tecniche digitali. Ma quello che più ci affascina della settima arte, oltre la sua storia evolutiva, è certamente l'uso e la destinazione che affida alla cromia.


Schindler's List - La lista di Schindler (1994) Steven Spielberg


Tutti voi conoscerete la famosa scena della bambina dal cappottino rosso di Spielberg. Vogliamo partire da questa immagine apparentemente semplice ma visivamente d'impatto. Storicamente siamo negli anni novanta, periodo in cui i colori al cinema sono già più che diffusi. Eppure Spielberg fa una scelta estetica (quella del bianco e nero) che si dimostra essere anche una scelta etica. A livello narrativo, invece, siamo nel periodo dei totalitarismi, nello specifico al rastrellamento nel ghetto di Cracovia, negli anni tragici delle grandi deportazioni nei campi di concentramento. In una massa incolore di persone destinate a scrivere uno dei momenti più bui della nostra storia, emerge una macchia di colore. Lo spettatore capisce che si tratta di una bambina solo dopo qualche inquadratura. Ma perché Spielberg sceglie di rompere lo schema del bianco e nero con quella che teoricamente viene definita "insorgenza cromatica"? Schindler's List, è tutto racchiuso in queste poche ma segnanti inquadrature. Com'è noto, la bambina si confonde nella massa (alternata ai primi piani del protagonista che, evidentemente, l'ha notata) fino a nascondersi sotto un letto; lo spettatore si tranquillizza, la sua bambina è al sicuro, come ci fa sentire al sicuro la straziante ninnananna di sottofondo.

Molto dopo siamo costretti ad apprendere controvoglia il destino di quella che sembra essere diventata la coprotagonista del film: proprio quella macchia di colore sovrasta una serie di cadaveri su un carretto. Il film è tutto qui. Il colore racconta una storia, una storia che nel bianco e nero non avrebbe avuto lo stesso impatto.


La scelta del regista è proprio quella di affidare la narrazione all'elemento cromatico: la vista da parte di Schindler della bambina (ricordiamoci che, noi vediamo in bianco e nero e siamo attratti dal rosso, ma il personaggio vede la realtà a colori ed è certamente attratto dalla bambina in sè!), è la sua presa di coscienza. E' il momento della rivelazione: tutti, senza distinzione, saranno destinati alla stessa fine. L'ultima apparizione del colore permetterà al protagonista di prendere la sua decisione: salvarli.

Non è forse questa la trama del film? Un uomo che, di fronte alla brutalità umana, sceglie di salvare degli innocenti? Il colore ci ha accompagnati visivamente in un racconto solo apparentemente secondario.


Questa, ovviamente, è solo una delle declinazioni che ha l'elemento cromatico, il quale può essere presentato anche solo come elemento espressivo-simbolico, ovvero come esternazione di un sentimento o manifestazione di una tematica della narrazione ma questa è un'altra storia.


Il cinema ha fatto del colore, condannato da molti grandi registi nei primi anni,  la sua arma più potente e segreta.



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