• Florinda Orofino

“Fragilità, il tuo nome è donna!”

Amleto, Shakespeare


25 Novembre 2019, Giornata Internazionale

Contro la violenza sulle donne


Il teatro incarna da sempre una funzione civile, di denuncia, di informazione. È il luogo in cui si pongono domande, a volte scomode, senza sentirne immediatamente il peso. È il luogo in cui si invita a dubitare, a riflette, a sperare. È senza dubbio il miglior posto per incontrare e se stessi e raccontarsi.


Ogni 25 novembre, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, in tutti i teatri del mondo si porta in scena quello che qualche teorico avrebbe definito l’atto o-sceno, quello che mai dovrebbe vedersi né su un palco né tanto meno nella realtà.


Ripercorrendo la storia del teatro, saltano subito all’occhio alcuni nomi, tutti femminili. Non stiamo certo parlando di autori, no, per quello dobbiamo aspettare l’epoca contemporanea! Ma facendo attenzione alle messe in scena, è evidente che il ruolo della donna fosse fondamentale.

In verità, ad interpretare i ruoli femminili erano sempre uomini, poiché le donne non erano ammesse a teatro né come attrici né, probabilmente, come spettatrici. In quanto “angelo del focolare” la donna, figlia, moglie e madre, era destinata ad una vita quasi di clausura. Il teatro, nel mondo greco era rivolto a uomini forti, capaci di reggere quel pathos che caratterizzava la tragedia. In epoca romana, in cui vige una società alla cui base vi è il famoso concetto del “panem et circenses”, essendo il teatro luogo di puro divertimento la donna non era completamente esclusa, anzi poteva interpretare anche i cosiddetti Mimi (spettacoli senza trama, di imitazione della vita quotidiana). In realtà, la donna a teatro, non era ben vista; lo stesso Ovidio sottolineava come la presenza femminile fosse legata non tanto al vedere quanto al “farsi vedere”, un concetto, che purtroppo, sarà portato avanti fino all’ottocento (e forse anche dopo…).


Per vedere le donne in scena si dovrà aspettare l’epoca della Commedia dell’arte fatta di maschere, tipi, canovacci e dialetti, tutti elementi che agevolavano la commercializzazione dello spettacolo. Se da un lato le donne conquistano il proprio posto sul palcoscenico, dall’altro perdono quella caratterizzazione psicologica delle grandi eroine del passato, lasciando spazio a figure femminili scaltre, civettuole ed eroticamente attraenti.


L’autore che davvero riesce a mettere in scena una donna nuova, moderna, una donna che ama, che lavora, che soffre ma che, in qualche modo, si prende la propria fetta di vita, è Goldoni con la sua Mirandolina, forse il personaggio che ha visto più interpretazioni nel corso degli anni.

Solo nei secoli successivi iniziano a trionfare i nomi delle attrici: Anna Fiorilli Pellandi, Carlotta Marchionni, Adelaide Ristori, fino poi ad Eleonora Duse, Marta Abba, Dacia Maraini.

Proprio la Maraini ha fatto del teatro un luogo di informazione e denuncia, non solo contro la violenza sulle donne ma di tematiche forti in genere. Tra gli spettacoli più importanti, oggi vogliamo ricordare “Passi affrettati”; è il risultato di una ricerca condotta con Amnesty International sulle vere storie di violenza di dieci donne. Con i loro passi affrettati, tentano di fuggire dall’irruenza e dalla bestialità che contamina il mondo intero.


Ci piace pensare che il teatro sia bello sempre ma che oggi lo sia un po’ di più.




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